Il mondo ha fatto sì che i social media siano diventati uno strumento quasi indispensabile per la promozione del proprio lavoro, incluso quello che ha a che fare con la danza.
Anche per chi non ne ha fatto ancora il proprio mestiere o non lo farà mai, essi sono una possibile vetrina per mostrare il proprio talento, condividere la passione e i progressi, trovare ispirazione, connettersi con altri appassionati e fare divulgazione.
Piattaforme social come Instagram, TikTok e YouTube sono piene di video di coreografie spettacolari, tutorial, esercizi e consigli di ogni tipo.
Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica e queste ultime nascondono molte insidie.
Chi è alle prime armi è maggiormente esposto, ma anche i più navigati non sono esenti.
La danza è purtroppo vittima di disinformazione e ignoranza sempre più dilaganti e il fenomeno social della nostra era non ha fatto altro che ampliare un problema già esistente.
È da ormai quattro anni che faccio divulgazione riguardo la danza su internet, quindi scopriamo insieme le insidie dei social media per i ballerini imparando a usare le piattaforme in modo consapevole.
Il lato oscuro dei tutorial sulla danza online
Uno dei problemi principali è la validità di ciò che vediamo.
Quanti di noi si sono imbattuti in tutorial che mostrano esercizi per l’elasticità, l’en dehors o il collo del piede che celano il sottile messaggio che ci faranno ottenere risultati strepitosi in poco tempo?
Potrei finirla qui dicendovi che, spesso, questi esercizi sono proposti da persone non qualificate senza le competenze per insegnare in modo sicuro ed efficace e che quindi basterebbe verificare le fonti, ma ahimè è più complicato di così.
Il primo motivo è che nel nostro Paese non esiste una chiara regolamentazione per insegnanti di danza. Questo significa che l’insegnante in questione potrebbe avere “il pezzo di carta” ma comunque non avere un bagaglio sufficiente di competenze per insegnare.
Il secondo motivo risiede nel fatto che l’ignoranza e la disinformazione sono così dilaganti che anche esercizi proposti in maniera scorretta e dannosa sono acclamati da professionisti del settore.
Sono coloro che badano all’altezza delle gambe e al collo del piede, tralasciando completamente altri fattori essenziali come coordinazione, musicalità e rispetto anatomico.
Il terzo motivo è semplicemente che un ballerino professionista per quanto sia abile non è detto che sappia spiegare o insegnare un movimento/esercizio. Saper danzare bene non è garanzia di saper insegnare.
Il rischio di infortuni è alto, se si prendono questi tutorial come Vangelo, soprattutto se si è alle prime armi o si hanno problemi fisici preesistenti.

Realtà vs Show: l’inganno dei social media
Altro aspetto da considerare è l’immagine che viene data della danza sui social. Molti video mostrano solo il meglio, le esecuzioni perfette, i momenti di gloria e le audizioni superate. Ci ho dedicato un capitolo qui.
Ma la danza è fatta anche di fatica, errori e frustrazioni. Oltre ai meccanismi poco puliti che contraddistinguono questo settore lavorativo.
Mostrare solo il lato positivo può creare aspettative irrealistiche e scoraggiare chi si trova a dover affrontare le difficoltà che fanno parte di questo percorso, che in realtà affrontano tutti!
Capita spessissimo anche a me: quando durante i miei periodi “di magra” vedo post di colleghi che lavorano cado in preda allo sconforto.
Ma basta poi che mi soffermi a pensare quanta strada abbia fatto e quanti post abbia messo anche io durante i miei periodi lavorativi per tornare subito con i piedi a terra.
Vedere video di ballerini può generare frustrazione e senso di inadeguatezza in certi momenti.
È importante ricordare che ognuno ha i suoi tempi e il suo percorso, e che la danza è un modo per trovare equilibrio tra mente e corpo, esprimersi e divertirsi.
E soprattutto che le piattaforme social sono un enorme palcoscenico senza sospensione di incredulità, risultando un gigantesco Truman Show di cui nessuno ha consapevolezza.

Mancanza di sospensione di incredulità.
È piuttosto semplice: ci sono cose che vanno raccontate secondo la verità, non secondo l’arte di narrare storie. Che si tratti di un film, di un libro, di una coreografia o di un fumetto, la storia raccontata non sarà mai identica alla realtà.
La realtà è lenta e ripetitiva e prima che i pezzi del puzzle sembrino coincidere può trascorrere molto tempo.
Per questo gli esseri umani hanno inventato l’arte narrativa a scopo intrattenitivo ed educativo, che può essere anche metafora della realtà.
Il problema è che se già a volte si fa fatica a distinguere le storie dalla vita vera (vedi i danni che hanno fatto le storie d’amore), oggi questa “arte” ha impregnato anche ambienti che non le competono: social media (fatta qualche eccezione), interviste, articoli di giornale, persone che raccontano la propria vita come se fosse una mirabolante avventura per risultare più cool.
E se per film, libri, pièce teatrali, musical e serie TV esiste la sospensione di incredulità che ci permette di capire che quello a cui stiamo assistendo non è la vita vera, per le cose citate prima non esiste, con il risultato che ci creiamo false aspettative che alla lunga ci rendono infelici.
Questa dinamica si presenta anche quando vediamo sui social le vite apparentemente perfette dei nostri colleghi o ballerini preferiti, con applausi, costumi scintillanti e virtuosismi pazzeschi.
La verità è che tutti hanno momenti “no”, periodi di stanchezza, disoccupazione e obiettivi mancati.
Sarebbe opportuno allenare la propria aderenza alla realtà per evitare di cadere in questo sottile tranello.
Come usare i social per la danza in modo responsabile.
Ecco dei consigli pratici per evitare infortuni e delusioni.
- Ascoltare il proprio corpo è la primissima cosa da fare.
Potrei dirvi di non seguire nessun tutorial sui social, ma sarebbe inutile perché la tentazione è dietro l’angolo, quindi l’unica cosa che posso suggerire caldamente è: se sentite dolore o fastidio durante un esercizio, fermatevi immediatamente.
Non forzatevi a fare qualcosa che non vi fa sentire a vostro agio.
“Se fa male è fatto bene” è una cavolata enorme!!! Potete rischiare seriamente di non poter danzare mai più.
- Istruitevi il più possibile seguendo il vostro intuito, non seguite la massa o personaggi solo perché famosi e acclamati dalla maggioranza.
- Confronto sano con gli altri consci che ognuno ha il suo percorso.
Concentratevi sui vostri progressi e non lasciatevi scoraggiare da ciò che vedete sui social, piuttosto cercate ciò che può esservi d’ispirazione.
Confrontatevi con persone nel mondo reale, parlate dei vostri dubbi e paure… Scoprirete che in fondo siamo tutti simili. - Usare i social con moderazione. L’algoritmo lavora per tenerci incollati allo schermo.
Selezionate con cura chi seguire e ogni volta chiedetevi sempre che valore aggiunto può dare alla vostra vita. Non parliamo solo di massimi sistemi, possono essere anche contenuti leggeri e divertenti, l’importante è che strappino solo una risata e non un senso di inferiorità. - Ricordare che la danza è solo una cosa bella tra le tante della vita: non prendete tutto troppo sul serio. La danza è soprattutto un modo per esprimere se stessi, divertirsi e stare bene con il proprio corpo.
Per altri approfondimenti e consigli su come usare la danza come strumento di crescita e benessere a prescindere dall’età o il livello, vi invito a esplorare questo sito e seguirmi su Facebook e Instagram.
Condividete l’articolo con ballerini e insegnanti di danza e lasciate un commento con la vostra esperienza.
Flavia
Febbraio 28, 2025Ecco perché, da un certo punto di vista, era meglio 40 anni fa. Senza social, o eri dentro (una compagnia stabile) o eri fuori. Senza nessuna possibilità di autopromuoverti. E a quel punto potevi decidere se continuare ad arrangiarti in piccole compagnie (più che piccole, invisibili) o mollare e fare altro prima che fosse troppo tardi. Comunque su Instagram vedo anche cose interessanti, per esempio, Ana Sofia Scheller, ex New York city Ballet, ora ha appena terminato un tour di 40 recite di Lago dei cigni. E ne è uscita viva (anche lei ha riconosciuto il rischio). Durante il tour ha fatto vedere anche gli aspetti squalliducci delle tournée. Niente suites d’hotel sontuose ma stanze deprimenti e viaggi in pullman non in jet privato. Riscaldamento in diretta Instagram in mezzo metro quadrato. Poi, certo, i 32 fouettés di Odile erano una boccata di ossigeno in tutto questo.
Sara Maria Pellegrino
Febbraio 28, 2025I social sono uno strumento: dipende l’uso che ne si fa. Sicuramente sono una marcia in più per chi si vuole auto promuovere o vuole denunciare fatti.
Il problema è che vengono usati senza consapevolezza, alterando appunto la realtà