Entriamo in sala con la lezione pianificata al millimetro. Abbiamo scelto la musica giusta, preparato la scaletta degli esercizi con cura e abbiamo tutta l’energia che una classe di età scolare e prescolare richiede.
Eppure, dopo dieci minuti, ci rendiamo conto che la realtà ha preso un’altra direzione: ci ritroviamo a lottare contro un caos che non è la solita vivacità dei piccoli, ma sembra quasi che qualcuno abbia lanciato nell’aria qualche sostanza stupefacente.
Bambini che si perdono nel loro mondo, che si buttano a terra all’improvviso o che sembrano non udirci minimamente, come se la nostra voce fosse un rumore di fondo.
Non siamo noi a sbagliare (o a non avere più l’età), né sono loro a essere “indisciplinati” nel senso classico del termine. Siamo davanti a un cambiamento che sta trasformando le fasce prescolari e scolari sotto i nostri occhi.
Il mito del “bambino difficile”, ma quando lo sono tutti?
Diciamocelo chiaramente: i bambini di oggi non sono meno intelligenti di quelli di vent’anni fa. Spesso ci stupiscono imparando a memoria canzoni complesse (anche in inglese) o replicando coreografie velocissime viste online. La loro capacità di apprendimento è intatta, ma il loro “sistema operativo” è settato su una tipologia di attenzione diversa.
Esiste una differenza tra l’attenzione subita passivamente davanti a uno schermo (dove passano video con tagli di montaggio ogni due secondi e colori iper-saturi per generare dopamina) e l’attenzione necessaria in sala danza.
Quando entrano in sala, questi bambini atterrano in un mondo lento. Non c’è il tasto skip e non c’è un cambio di inquadratura. Spesso il loro cervello entra in astinenza da stimoli rapidi e cerca freneticamente il prossimo input per non sentire il “vuoto” della realtà.
Vi consiglio questo articolo di Simone Lanza, docente, formatore e ricercatore, per approfondire meglio la questione.

La cultura dell’interruzione costante
Il problema non sono solo i device, ma l’ambiente stesso in cui crescono. Viviamo in una cultura dove l’interruzione è la nuova norma; anche senza che noi ce ne accorgiamo, i bambini respirano l’iper-vigilanza degli adulti, sempre pronti a reagire a una notifica o a una chiamata in qualunque momento del giorno, cosa che prima, con i telefoni fissi ben distinti tra casa e ufficio, questo non accadeva.
Interiorizzano l’idea che ogni flusso può e deve essere interrotto in qualsiasi momento. Per loro, fermarsi a metà di un esercizio perché hanno visto una mollettina a terra o perché è sovvenuto un pensiero non è maleducazione: è il modo naturale di stare al mondo.
Hanno perso l’allenamento al “tempo d’attesa”, che permette di stare in una cosa sola dall’inizio alla fine.

Come saranno da adulti? La nuova divisione di classe
Dobbiamo iniziare a chiederci quale sarà il futuro di questi bambini. È probabile che la vera divisione sociale di domani non sarà più definita solo dal ceto o dal patrimonio economico, ma dalla capacità di governare la propria mente.
Stiamo andando verso un mondo diviso in due: da una parte chi possiede un’attenzione intatta, lineare e profonda; dall’altra chi vive in uno stato di interruzione perenne, dipendente dagli stimoli esterni.
I primi saranno coloro che avranno la capacità di studiare, progettare e decidere; i secondi rischiano di diventare una massa di “nuovi schiavi” del ritmo altrui, persone che non soffrono la loro condizione solo perché il loro sistema nervoso si è adattato a una velocità frenetica che non lascia spazio alla riflessione.
Come insegnanti di danza, siamo forse gli ultimi a contrastare questa deriva, allenando i corpi a restare connessi al momento presente e alla volontà di decidere dove indirizzare la propria attenzione.
La forza della “low energy”
Se la severità non funziona e i richiami generano solo ulteriore anarchia, è perché viaggiamo sulle frequenze meno funzionali ai nostri piccoli allievi.
La scienza ci dice che il sistema nervoso dei bambini piccoli si regola su quello dell’adulto (co-regolazione). Grazie ai neuroni specchio, i bambini captano il nostro stato fisico prima ancora delle nostre parole.
Invece di alzare la tensione per ottenere ordine, la strategia più efficace è paradossalmente abbassare l’energia.
Movimenti lenti, voce calma e respiro stabilizzato agiscono come un’ancora biologica. Non sarà la bacchetta magica, ma offriremo il nostro sistema nervoso come uno stabilizzatore di corrente per i loro, che sono costantemente in alta tensione.
Ovviamente tutto ciò non avrà effetto immediato, ma il nostro compito sarà restare costanti e non perdere la calma.

Custodi del futuro
È stancante… Insegnare a questa generazione prosciuga le energie perché non stiamo solo trasmettendo una tecnica, stiamo facendo un lavoro di regolazione emotiva. Spesso arriviamo in sala carichi delle nostre fatiche quotidiane, delle tasse e della burocrazia, e dover gestire tutto questo sembra un’impresa eroica.
Tuttavia, l’ora di danza rimane uno degli ultimi “spazi sacri” dove il tempo non è frammentato. Forse il saggio perfetto o la gamba alta passeranno in secondo piano rispetto all’obiettivo reale: insegnare a un bambino a sentire e sentirsi, a restare presente a se stesso per più di dieci secondi. Ogni momento di concentrazione guadagnato è un atto rivoluzionario.
Stiamo proteggendo la loro capacità di restare umani, interi e padroni di sé in un mondo che li vorrebbe costantemente altrove.


- Perché i bambini di oggi “non ascoltano”? Maestri di danza e nuove sfide generazionali
Entriamo in sala con la lezione pianificata al millimetro. Abbiamo scelto la musica giusta, preparato la scaletta degli esercizi con… Leggi tutto: Perché i bambini di oggi “non ascoltano”? Maestri di danza e nuove sfide generazionali - Essere bravi non basta: se vuoi vivere di danza devi avere già i soldi
C’è una frase che circola nel mondo della danza come un mantra rassicurante: “Se hai talento e lavori sodo, ce… Leggi tutto: Essere bravi non basta: se vuoi vivere di danza devi avere già i soldi - Danza e potere: guerra tra poveri e curiosità sotto le macerie
C’è un’ombra sottile che attraversa le sale danza italiane, un’ombra che non ha nulla a che fare con l’arte e… Leggi tutto: Danza e potere: guerra tra poveri e curiosità sotto le macerie - Sindrome di Stoccolma nel mondo della danza: perché si difende la sofferenza?
Recentemente ho condotto, senza volere, un piccolo esperimento sociale su TikTok. Ho pubblicato un video tecnico in cui parlavo dell’en… Leggi tutto: Sindrome di Stoccolma nel mondo della danza: perché si difende la sofferenza?